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25 ottobre 2011 2 25 /10 /ottobre /2011 12:09

SAMIR_1962_Pannello.jpg

La Scuola italiana di Casablanca iniziò ad operare negli anni venti, ma dopo l'indipendenza del Marocco entrò in crisi. Dall'anno scolastico 1995/1996 è iniziata la destatalizzazione ufficiale della Scuola Elementare e Media di Casablanca per una fortissima riduzione di alunni italiani.Dallo stesso anno la Scuola Italiana è gestita da un Comitato di Gestione delle Scuole Private Paritarie di Casablanca, che comprendono la Scuola dell'infanzia, Scuola Primaria, Scuola Media, Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Professionale Aziendale. La scuola era frequentata nel 2006 da un totale di 320 alunni, di cui 20 italiani ed il restante marocchini. Nel 2007 è stata intitolata "Enrico Mattei".Mattei-in-Marocco-IMG_5606.jpg

Casablanca - Martedì 13 novembre 2007
nel Consolato Generale d’Italia di Casablanca, ove risiede anche il Complesso Scolastico (scuola dell’infanzia, primaria, media, liceo scientifico e istituto professionale tecnico-aziendale), ha avuto luogo la cerimonia dell’intitolazione “ENRICO MATTEI” delle Scuole Paritarie Italiane di Casablanca.
 Mattei-in-Marocco-IMG_5607.jpg

Oltre al Console Generale, Nicola Lener, al Primo Segretario dell’Ambasciata,  Riccardo Smimmo, erano presenti i rappresentanti dell’ENI, Manuela Liverzani e l’ingegner Giuseppe Bergamaschi, l’ingegner Claudio Gorreri della SnamProgetti i quali, accompagnati dal Dirigente Scolastico, Raffaele Vitalone, e dal Presidente del Comitato di Gestione, Sandro Antonini, hanno visitato il complesso scolastico avendo un diretto contatto con gli alunni ed i docenti.
 Mattei-in-Marocco-IMG_5609.jpg

Successivamente, alla presenza di tutti gli alunni, dei docenti, della Presidente della Dante Alighieri, Marina Sganga, dei Presidenti del COMITES, Francesco Quirico, del CDI, Dino Chiarcos e del COASIT, Tiziana Polenghi, dopo l’esecuzione degli inni nazionali, Giovanna Lener, madrina della cerimonia, ha scoperto la targa con la nuova denominazione “ENRICO MATTEI”.
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Nel pomeriggio è stata effettuata una visita alla raffineria SAMIR di Mohammedia, realizzata a seguito dell’accordo petrolifero Italia-Marocco, firmato nel 1958 da Enrico Mattei. Tale accordo ha contribuito allo sviluppo economico del Marocco ed alla sua indipendenza energetica.
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In serata, al Teatro Italia del Consolato, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia, Umberto Lucchesi Palli, e dell’ex Direttore Generale della Samir, Ingegner Menjour, la Professoressa Bruna Bagnato dell’Università di Firenze, ha tenuto una conferenza molto interessante su “Enrico Mattei in Marocco”, argomento sul quale ha scritto un saggio.
Sono seguiti alcuni filmati documentaristici dell’epoca ed una testimonianza  dell’Architetto Domenico Basciano (97 anni), che ha avuto l’opportunità di essere stato presente alla posa della prima pietra della Samir e di aver conosciuto personalmente Enrico Mattei.
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Bergamaschi-Gorreri-IMG_5591.jpgConsole-Generale-N.-Lener.jpg
 
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20 novembre 2010 6 20 /11 /novembre /2010 13:22
Elisa Chimenti 1

Serata Elisa Chimenti, donna mediterranea - Rabat 21 Ottobre 2010 Prima parte from George Zagor on Vimeo.

 

Serata Elisa Chimenti, donna mediterranea - Rabat Istituto Italiano di Cultura  21 Ottobre 2010

Nell’ambito della X settimana della Lingua italiana nel Mondo, la Fondation méditerranéenne Elisa Chimenti con la collaborazione della Fondation du Festival méditerranéen de la Culture amazighe e delle case editrici Senso Unico e Editions du Sirocco ha presentato una serata in ricordo di Elisa Chimenti e della sua opera presso l’Istituto Italiano di Cultura, a Rabat.

 

Dopo una presentazione della biografia di Elisa Chimenti, a cura di Maria Pia Tamburlini, sono state proposte le letture di alcuni brani e di canti, tratti dall’Anthologie Elisa Chimenti (pubblicata da Senso Unico et Editions du Sirocco), alternati a canzoni tradizionali delle donne del Rif, eseguite dal gruppo musicale Izran Al-Hoceima per rievocare l’armosfera e le sonorità che ispirarono Elisa Chimenti.

 

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19 novembre 2010 5 19 /11 /novembre /2010 08:45
Chimenti1.gif

Serata Elisa Chimenti, donna mediterranea - Rabat 21 Ottobre 2010 - seconda parte from George Zagor on Vimeo.

 

Serata Eisa Chimenti con presentazione della Fondazione intitolata a suo nome svoltasi a Rabat il 21 Ottobre 2010 presso l'Istituto Italiano di Cultura.

L'operazione culturale della poliglotta napoletana Elisa Chimenti, interessata alla trasversalità delle culture mediterranee, é orientata, attraverso l’ascolto della cultura orale berbero-araba, a ricercare cio’ che accomuna le tre religioni coesistenti nel Maghreb, individuandole non esclusivamente nel monoteismo, ma anche nella osmosi di miti pagani precedenti la rivelazione (Chants des femmes arabes, 1942).

« Fondazione Mediterranea Elisa Chimenti ».


La Fondazione, non avente fini di lucro, costituisce il punto di arrivo di un lungo percorso di studi finalizzati alla riscoperta ed alla valorizzazione della vita e dell’opera di Elisa Chimenti (Napoli 1883-Tangeri 1969), italiana di nascita, che è vissuta a Tangeri per tutta la sua vita adulta, assimilandone e diffondendone con delicatezza e brio tutte le culture che vi convivevano: e ciò in quanto scrittrice, etnologa, giornalista, insegnante (e, come tale, fondatrice della scuola italiana ed unica straniera e donna alla quale era permesso insegnare l’arabo a Tangeri).
Allo stesso tempo, la Fondazione si prefigge di essere un punto di partenza di un nuovo percorso di scambi culturali e di esperienze tra le due sponde del Mediterraneo, e ciò attraverso:
- la realizzazione di iniziative che permettano di conoscere la vita e diffondere l’opera di Elisa Chimenti, così come la vita e l’opera di altre scrittrici e di altri scrittori che come lei hanno studiato e diffuso la conoscenza delle relazioni tra le culture del Mediterraneo nei loro multipli aspetti;
- la promozione di attività di ordine culturale, scientifico e socioeconomico per contribuire ad una migliore conoscenza tra i popoli del Mediterraneo (ed in particolare le donne ed i giovani), alla circolazione delle tradizioni e dei saperi, ispirandosi agli obiettivi ed alle realizzazioni di Elisa Chimenti ed ai principi universali di dialogo e rispetto reciproco.
La Fondazione avrà sede nel Palazzo delle Istituzioni Italiane a Tangeri, che il Consolato Generale a Casablanca ha riaperto al pubblico in questi ultimi anni per valorizzare la sua vocazione tradizionale di luogo di incontro e di scambi culturali tra i paesi ed i popoli del Mediterraneo.

5 marzo 2010

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23 aprile 2010 5 23 /04 /aprile /2010 23:00
Video-3--parte-Nr.-112.jpg

Malika Ayane "Briciole" Grovigli Tour 2010 Casablanca 3° parte from George Zagor on Vimeo.

 

  1. Briciole (co-autrice Malika Ayane insieme a Ferdinando Arnò)

Venerdì 26 settembre 2009 viene pubblicato il primo album di Malika Ayane, dal titolo omonimo. Il progetto, prodotto e arrangiato da Ferdinando Arnò, è composto da dodici brani e vede la partecipazione straordinaria in qualità di autori di Paolo Conte (“Fandango”) che suona anche il kazoo, Giuliano Sangiorgi (“Perfetta”) e Pacifico (“Sospesa”, “Contro vento”). Malika è autrice e co-autrice insieme a Ferdinando Arnò in “Briciole” e “Il giardino dei salici”. Ferdinando Arnò è autore in “Someday”, “True Life”, “Feeling Better”, “Blue Bird”, “Moon” e “Soul waver”.

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23 aprile 2010 5 23 /04 /aprile /2010 02:42

Video 4° parte Nr. 060

Malika Ayane anteprima Grovigli Tour 2010 al Megarama di Casablanca 4° parte from George Zagor on Vimeo.

 

1 True life ((Autore Ferdinando Arnò - 2009)

2 Little Brown Bear (feat. Paolo Conte) (Musiche e testo: Paolo Conte) – 2:37

Malika Ayane è nata a Milano nel 1984. La sua formazione musicale ha inizio al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano dove dal 1995 al 2001 studia Violoncello. Parallelamente, fa parte dell’ensemble del Coro di Voci Bianche del Teatro Alla Scala in cui, oltre al ruolo di corista, esegue spesso parti solistiche.
Nel 2007 Malika incontra Caterina Caselli che da subito personalità artistica con un stile originale, fresco e "speziato". E’ Paolo Conte ad usare questa vede in lei una espressione per definire la voce di Malika: "Il colore di questa voce è un arancione scuro che sa di spezia amara e rara". Malika inizia a lavorare al suo primo progetto discografico che vede la luce nell’autunno del 2008 e si intitola "Malika Ayane". L’album, un progetto di Caterina Caselli Sugar prodotto da Ferdinando Arnò, è un crocevia di talenti: Pacifico (che è autore di due brani "Sospesa" e "Contro vento"), Giuliano Sangiorgi (autore di "Perfetta") e il Maestro Paolo Conte, che regala a Malika un brano inedito "Fandango".

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22 aprile 2010 4 22 /04 /aprile /2010 02:43

Video-2--parte-Nr.-021.jpg

Malika Ayane "Grovigli Tour 2010" al Megarama di Casablanca 2° parte from George Zagor on Vimeo.

 

     Brighter Than Sunshine (Musiche e testo: Ferdinando Arnò) – 3:13

La band con la quale ha trovato la giusta alchimia é formata da Giulia Monti al violoncello,  Stefano Brandoni alla chitarra, Marco Mariniello al basso, Phil Mer alla batteria, Chris Costa e Marco Guerzoni vocalisti strumentali e diretta da  Carlo Gaudiello alle tastiere. 

 

Le date dei concerti di Malika Ayane Aprile Giugno 2010 - "Grovigli Tour 2010"

 

22 – 23 – 24 APRILE - BLUE NOTE MILANO (2 SHOW PER OGNI SERATA)
28 APRILE - SALA SINOPOLI AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA
22 GIUGNO - PARCO DEL CASTELLO DI TORTONA (AL)
25 GIUGNO - TEATRO ROMANO DI VERONA
26 GIUGNO - PIAZZOLA SUL BRENTA (PD)    PIAZZOLA LIVE FESTIVAL 2010
27 GIUGNO - VERONA   FOLK FESTIVAL 2010
28 GIUGNO  - TORINO  REAL MUSIC DI VENARIA con Paolo Conte
30 GIUGNO  - TORTONA (AL)   ARENA DERTHONA

 

 

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20 aprile 2010 2 20 /04 /aprile /2010 19:12
Video-1-parte-n.044.jpg

Malika Ayane Live al Megarama di Casablanca il 15/04/2010 1°parte from George Zagor on Vimeo.

 

Prima parte del concerto LIVE di MALIKA AYANE al Megarama di Casablanca.

 

"Grovigli Tour 2010"

 

1 CHIAMAMI ADESSO (Musiche e testo di Paolo Conte)

2 SOMEDAY di Malika Ayane

3 SATISFY MY SOUL (Musiche Ferdinando Arno' e testo di Malika Ayane)

4 ORANGE SKY

 

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30 gennaio 2010 6 30 /01 /gennaio /2010 18:12

J.D.Salinger - Il giovane Holden - Einaudi, Torino, 1997, pp. 248.Cover-for-Blog.jpg

traduzione di Adriana Motti.


Il diciassettenne Holden Caufield è un adolescente ribelle che poco prima di un Natale dei primi anni '50 viene espulso dall'Istituto Pencey, college della Pennsylvania. Il giovane, senza dire nulla ai genitori, ne approfitta per intraprendere la sua piccola avventura nella Grande Mela dove inizia a vagare tra locali e stamberghe in cerca delle emozioni del mondo adulto e, in fondo, della sua stessa maturità che sente vicina e della quale tutto sommato ha paura.

Holden è sì un giovane coraggioso e ribelle, ma in fondo è soprattutto un bravo ragazzo che vuole soltanto realizzare un suo piccolo sogno di libertà prima di fare rientro a casa. Durante questa breve esperienza Holden rimpiange quella sua "infanzia schifa" che progressivamente si vede sfuggire di mano; teme l'approssimarsi dell'età adulta che percepisce fatta di falsità ed apparenza e critica rabbiosamente la società americana che è così distante dal suo modo fatto di amicizie, affetti e sincerità.

Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista ad "exemplum vitae".

Leggete questo libro diverrà sicuramente uno dei vostri preferiti.


Riassunto del 24° Capitolo – La strana notte –

Per arrivare dal prof. Antolini, pur non volendo spendere i soldi di Phoebe, Holden prese svogliatamente un taxi. Il professore era quasi del tutto ubriaco, come sua moglie, Lillian, che, servito il caffè, andò a letto. Seguitò una lunga discussione tra il ragazzo e il professore, che cercava di fargli capire il senso della sua vita, di cosa poteva fare da grande, ma l’ascoltatore tremendamente stanco non capiva quasi più niente. Di conseguenza gli fu preparato il letto e poté riposarsi.

 

Riportiamo di seguito il brano della seconda conversazione, nel sottofinale del romanzo, tra il Professor Antolini e il giovane Holden estratto dal XXIV capitolo.


Il professore e la signora Antolini stavano in quell'appartamento molto chic sulla Sutton Place, con una stanza di soggiorno che per andarci si scendono due scalini e il bar e tutto quanto.

 

C'ero stato parecchie volte perché, dopo che avevo lasciato Elkton Hills, il professor Antolini era venuto spesso a pranzo da noi per sapere come me la cavavo. Allora non era sposato. Poi, quando si era sposato, ero andato spesso a giocare a tennis con lui e con la signora giú al circolo di tennis del West Side, a Forest Hills a Long Island. La signora Antolini era socia.

Era stracarica dí quattríni. Aveva una sessantina d'anni piú del professor Antolini, ma sembrava che andassero molto d'accordo. Tanto per cominciare, erano tutt'e due molto intellettuali, specie il professor Antolini, solo che a starci insieme era piú brillante che intellettuale, un po' come D.B.(1)

La signora Antolini era un tipo serissimo. Aveva un'asma tremenda. Avevano letto tutti i racconti di D. B. sia lui che lei - anche la signora - e quando D. B. andò a Hollywood il professor Antolini gli telefonò per dirgli di non andarci. Lui c'era andato lo stesso, con tutto che il professor Antolini gli aveva detto che quando uno sa scrivere come D. B. non ha niente da spartire con Hollywood. Proprio quello che dicevo io, stringi stringi.

Sarei voluto andare a piedi fino a casa loro, perché se non ci ero tirato per i capelli non mi andava di spendere neanche un centesimo dei soldi di Natale di Phoebe, ma quando uscii mi sentii strano. Come un po' stordito. Allora presi un tassí. Non mi andava, ma lo presi. E mi ci volle un sacco di tempo solo per trovarlo.

Fu il vecchio professor Antolini ad aprirmi la porta quando sonai - dopo che il ragazzo dell'ascensore si era finalmente deciso a portarmi su, quel bastardo. Era in vestaglia e pantofole, e aveva un cocktail in mano.

Era un tipo molto sofisticato, e un bevitore tutt'altro che disprezzabile.

 

(1) D.B – solamente nominato, D.B. è il fratello maggiore di Holden che vive a Hollywood e scrive libri come «Il pesciolino nascosto». Secondo il narratore è andato nella Capitale del cinema solo per sputtanarsi : questa volgare espressione viene senza dubbio usata per rendere più evidente il disprezzo del protagonista del libro nei confronti dei film

 

- Holden, ragazzo mio! - disse. - Dio santo, questo è cresciuto ancora mezzo metro. Mi fa piacere vederti.

 

- Come sta, professore? Come sta la signora?

 

- Stiamo come pascià tutti e due. Dammi quel soprabito -.

 

Mi tolse il soprabito e lo appese.

 

- Mi aspettavo di vederti con un neonato tra le braccia. Senza sapere dove sbattere la testa. Con fiocchi di neve sulle ciglia -.

 

Era proprio un gran burlone, certe volte. Si girò e gridò verso la cucina.

 

- Lillian! Arriva questo caffè? –

 

La signora Antolini si chiamava Lillian.

 

 

- È pronto! –

 

 gridò lei di rimando. –

 

 - C'è Holden? Salve, Holden!

 

Holden e il Professor Antolini parlano della scuola, dei compagni. Divagano un po'. La signora Antolini porta un caffè. Quindi il  Professore entra nel vivo della conversazione.

 

- Un paio di settimane fa ho pranzato con tuo padre,-

 

disse tutt'a un tratto.

 

- Lo sapevi?

 

- No, non lo sapevo.

 

- Naturalmente lo capisci che è molto preoccupato per te.

 

- Lo so. Questo lo so, -

 

 dissi.

 

- A quanto pare, prima di telefonarmi aveva ricevuto dal tuo ultimo preside una lunga lettera piuttosto penosa, nella quale lo si informava che tu non ti impegnavi affatto. Saltavi i corsi. Ti presentavi regolarmente impreparato. Insomma, eri del tutto...

 

- Non saltavo nessun corso. Mica lo permettono. Ce n'erano un paio che una volta al secolo mi risparmiavo di andarci, per esempio quell'Esposizione Orale che le ho detto prima, ma non ho mai saltato i corsi.

 

Non avevo la minima voglia di parlarne. Il caffè mi faceva sentire un po' meglio con lo stomaco, ma avevo ancora quel tremendo mal di capo.

Il professor Antolini si accese un'altra sigaretta. Fumava come un turco. Poi disse:

 

- Francamente, non so che diavolo dirti, Holden.

 

- Lo so. Parlare con me è un problema difficile. Me ne rendo conto.

 

- Ho l'impressione che tu ti stia deliberatamente preparando a un capitombolo, un terribile capitombolo. Ma, onestamente, non so di che genere... Mi senti?

 

- Sí.

 

Era chiaro che stava cercando di concentrarsi eccetera eccetera.

 

- Può essere di quel genere per cui a trent'anni te ne stai seduto in un bar odiando tutti quelli che entrano se appena appena hanno l'aria d'aver giocato a rugby in un'università, oppure, puoi racimolare quel tanto di istruzione che basta per odiare la gente che dice “Tolto io, c'erano tutti”. O forse finirai in qualche ufficio, a scaraventare cancelleria sulla testa della stenografa piú vicina. Non lo so, francamente. Ma tu sai dove voglio arrivare, almeno?

 

- Sí. Certo, -

 

dissi. E lo sapevo, infatti. - Però tutta quella storia dell'odio è sbagliata. Voglio dire, odiare quelli che giocano a rugby e compagnia bella. Sbagliatissima. Non odio mica tanta gente, io. Posso odiarli per un poco, magari, questo sí, come Stradlater, un tale che c'era a Pencey, e quell'altro, Robert Ackley. Ogni tanto li odiavo proprio, questo è vero, ma non durava mai molto, ecco. quello che voglio dire. Dopo un po', se non li vedevo, se non venivano in camera, o se non li vedevo in sala da pranzo per due volte di seguito, sentivo perfino la loro mancanza. Dico davvero, sentivo perfino la loro

mancanza.

Per un poco il professor Antolini non disse niente. Si alzò, prese un altro cubetto di ghiaccio, lo mise nel suo cocktail, poi tornò a sedersi. Era chiaro che stava pensando. Io però avrei voluto con tutta l'anima che continuasse quel discorso la mattina dopo, anziché in quel momento, ma lui era partito in quarta. La gente ha sempre la smania di discutere quando tu non ce l'hai.

 

- Benissimo. Ora stammi a sentire un momento... può darsi che non esprima tutto questo in modo memorabile come vorrei, ma tra un giorno o due ti scriverò una lettera. Allora ti riuscirà tutto chiaro. Ma adesso sta' a sentire, ad ogni modo -.

 

Ricominciò a concentrarsi. Poi disse:

 

- Il capitombolo che secondo me ti stai preparando a fare... è un tipo speciale di capitombolo, orribile. A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giú. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato. Mi segui?

 

- Sí, professore.

 

- Sicuro?

 

- Sí.

 

Si alzò e andò a versarsi un altro cicchetto. Poi si sedette di nuovo. Per un pezzo non disse niente.

 

- Non voglio spaventarti, -

 

 disse poi

 

- Ma non stento affatto a vederti morire nobilmente, in un modo o nell'altro per una causa indicibilmente ignobile -.

 

Mi diede una strana occhiata.

 

- Se ti scrivo una cosa, la leggi con attenzione? E la conservi?

 

- Sí. Ma certo, -

 

dissi. E l'ho fatto, anche. Ho ancora il foglietto che mi ha dato.

Si avvicinò a quella scrivania dall'altra parte della stanza e senza nemmeno sedersi scrisse qualcosa su un pezzo di carta, poi tornò e si sedette con quel foglio in mano.

 

- Per quanto sembri strano, questo non l'ha scritto un poeta di mestiere, l'ha scritto uno psicanalista che si chiamava Wilhelm Stekel, ecco quello che... mi segui ancora?

 

- Ma sí, certo.

 

- Ecco quello che ha detto: “Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa”.

 

Si chinò in avanti e me lo porse. Io lo lessi subito appena lui me lo diede, e poi lo ringraziai eccetera eccetera e me lo misi in tasca. Era stato gentile a prendersi tutto quel disturbo, sul serio. Ma il fatto era che non mi sentivo di concentrarmi, ragazzi, tutt'a un tratto mi sentivo cosí maledettamente stanco.

Ma si vedeva lontano un miglio che lui non era stanco per niente. Tanto per cominciare, era brillo forte.

 

- Io credo, -

 

- disse, -

 

- che uno di questi giorni ti toccherà di scoprire dove vuoi andare. E allora devi metterti subito in marcia. Ma immediatamente. Non puoi permetterti di perdere un minuto. Tu no.

 

Feci di sí con la testa perché lui mi guardava in faccia e via discorrendo, ma non ero troppo sicuro di capire che diavolo avesse in mente. Ero quasi sicuro di saperlo, ma in quel momento non ci avrei giurato. Ero troppo stanco, accidenti.

 

- E mi dispiace dirtelo, -

 

continuò,

 

- ma credo che non appena comincerai a vedere chiaramente dove vuoi andare, il tuo primo impulso sarà di applicarti allo studio. Per forza. Sei uno studioso, che ti piaccia o no. Smanii di sapere. E io credo che non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vines e i loro temi ora...

 

- I professori Vinson, -

 

dissi io. Voleva dire tutti i professori Vinson, non tutti i professori Vines. Però non avrei dovuto interromperlo.

 

- D'accordo, i professori Vinson. Non appena ti sarai lasciato dietro tutti i professori Vinson, allora comincerai ad andare sempre piú vicino, se sai volerlo e se sai cercarlo e aspettarlo, a quel genere di conoscenza che sarà cara, molto cara al tuo cuore. Tra l'altro, scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro... se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. È una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. È storia. È poesia -

.

 Si interruppe e mandò giú un bel sorso di cocktail. Poi ricominciò. Ragazzi, era proprio partito in quarta. Meno male che non avevo cercato di fermarlo né niente.

 

- Non sto cercando di dirti, -

 

prosegui, -

 

- che soltanto gli uomini colti e preparati sono in grado di dare al mondo un contributo prezioso. Non è vero. Ma sostengo che gli uomini colti e preparati, se sono intelligenti e creativi, tanto per cominciare, e questo purtroppo succede di rado, tendono a lasciare, del proprio passaggio, segni di gran lunga piú preziosi che non gli uomini esclusivamente intelligenti e creativi. Tendono ad esprimersi con piú chiarezza, e di solito hanno la passione di seguire i propri pensieri sino in fondo. E, cosa importatissima, nove volte su dieci sono piú modesti dei pensatori non preparati. Mi segui, di'. -

 

 - Sí, professore.

 

Ancora una volta non disse niente per un pezzo. Non so se vi sia mai capitato, ma è un po' faticoso starsene là seduto aspettando che uno dica qualcosa mentre pensa eccetera eccetera, sul serio. Mi sforzavo di non sbadigliare. Non è che mi annoiassi, per niente, ma tutt'a un tratto mi era venuto un sonno del diavolo.

 

- Gli studi accademici ti renderanno un altro servigio, se li prosegui per parecchio tempo, cominceranno a farti capire che taglia di mente hai. Che cosa le va bene e, forse, che cosa non le va bene. Dopo un poco, comincerai a capire a che specie di pensieri dovrebbe attenersi la tua particolare taglia di mente. Per dirne una, questo può farti risparmiare tutto il tempo che perderesti a provarti idee che non ti si addicono, che non sono adatte a te. Comincerai a conoscere le tue vere misure e a vestire la tua mente attenendoti a quelle.

 

Allora, tutt'a un tratto, sbadigliai. Razza di bastardo maleducato, ma chi ce la faceva piú. Però il professor Antolini si mise a ridere.

 

- Andiamo, -

 

 disse, e si alzò.

 

- Prepariamo il tuo divano.

 

Lo seguii, e lui andò a quell'armadio e cercò di prendere dall'ultimo ripiano lenzuola, coperte e vattelappesca, ma con quel bicchiere di cocktail in mano non ci riusciva. Allora se lo scolò tutto, posò il bicchiere per terra e poi tiro giú la roba. Io lo aiutai a portarla sul divano. Facemmo il letto insieme. Non è che lui fosse un fenomeno. Non rimboccava niente come si deve. Ma chi se ne infischiava. Roba che potevo dormire in piedi, tanto ero stanco.

 

- Come stanno tutte le tue donne?

 

- Magnificamente -.

 

 La mia eloquenza si sprecava, ma non mi sentivo in vena.

 

- Come sta Sally?

 

 Conosceva la vecchia Sally Hayes. Una volta   gliel'avevo presentata.

 

- Benissimo. L'ho vista oggi pomeriggio -.

 

 Ragazzi, pareva che fossero passati vent'anni! - Non abbiamo piú molto in comune.

 

- Carina da morire. E quell'altra ragazza? Quell'altra di cui mi hai parlato, quella del Maine.

 

- Oh, Jane Gallagher. Sta bene. Domani probabilmente le telefono.

 

Avevamo finito di fare il letto.

 

- È tutto tuo, -

 

disse il professor Antolini.

 

- Ma non so che diavolo farai delle gambe, però.

 

- Oh, va benissimo. Sono abituato ai letti corti, -

 

 dissi.

 

- Grazie mille, professore. Stanotte mi avete proprio salvato la vita, lei e la signora.

 

- Il bagno sai dov'è. Se hai bisogno di qualcosa lancia un urlo. Io per un po' resto in cucina; ti dà fastidio la luce?

 

- No, macché, no davvero. Grazie mille.

 

- Bene. Buonanotte, bello.

 

- Buonanotte. Grazie mille

 

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30 gennaio 2010 6 30 /01 /gennaio /2010 01:53
Salinger-Catcher-cover-blog.jpg

Scomparso a Cornish il 27 gennaio 2010 all'età di 91 anni, lo scrittore più enigmatico d'America dalla metà degli anni Sessanta non aveva pubblicato più nulla e si era chiuso in una vita di progressivo isolamento.

 
"Ciò che distingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l’uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa" (Wilhelm Stekel) 


Jerome David Salinger (1919 – 2010) Note Biografiche

 

Jerome David Salinger era nato a New York il primo gennaio 1919 da madre irlandese e padre ebreo commerciante di carne e formaggi e pronipote di un rabbino polacco.

 

Fin dall’infanzia si dimostra da subito bambino irrequieto e iper-critico, nonché un vero disastro a scuola, esattamente come il suo eroe letterario più famoso, l'indimenticabile adolescente Holden.

 

Finito il College all'Accademia Militare di Valley Forge, dove si rivela volubile, solitario, pessimo in matematica, abbandonò tutto imbarcandosi su una nave da crociera e solo più avanti accettò di entrare nell’impresa del padre, che lo mandò alla filiale di Vienna della società, da dove fuggì giusto un mese prima dei rastrellamenti nazisti.

 

Tornato in patria frequentò un corso semestrale di scrittura della Columbia University, dove il suo insegnante gli pubblicò il primo racconto nel 1940. Era il periodo in cui si dimostrava entusiasta del buddismo Zen e faceva i primi tentativi di fare accettare i suoi scritti dalle riviste “Story” e “New Yorker” a cui spedisce un racconto di cui é protagonista un ragazzo di nome Holden.

 

A ventidue anni si innamora, grazie a una presentazione fatta dall'amica Elizabeth Murray, di Oona O'Neill, la sedicenne figlia del celebre drammaturgo Eugene, che lo lascicò quando si innamorò di Charlie Chaplin di cui diventerà moglie qualche anno dopo. 

 

Nel 1942 si arruolò volontario nella 4° divisione di fanteria con il grado di sergente con base a Tiverton nel Devon (UK) e partecipa alle operazioni dello sbarco in Normandia, un'esperienza che lo segnerà profondamente. 

 

Anche in guerra non smise mai di scrivere. Rientra in patria nel 1946 e dopo molte delusioni nel 1948 riesce ad avere un contratto di prelazione per tutti i suoi futuri lavori con il New Yorker che gli pubblicò “A perfect day for Bananafish”.

 

Sempre nel 1948, Darryl Zanuck compra i diritti di uno dei "nove racconti", Uncle Wiggily in Connecticut, che diventa un film non eccelso ma fortunato di Mark Robson con Dana Andrews e Susan Hayward.

 

Poi, il New Yorker gli pubblica tre racconti nel giro di sei mesi, e nel 1951, quando aveva 32 anni, esce, "The Catcher in the Rye" ("Il giovane Holden"), il libro a cui Salinger ha lavorato per dieci anni. Il libro fece persino scandalo, per il punto di vista contestatario, per il linguaggio disinibito, per come affrontava temi quali la religione e il rapporto con i genitori. L’autore affronta il problema dell'alienazione giovanile nella New York del secondo dopoguerra con una straordinaria capacità narrativa: Salinger più che scrittore è un vero e proprio attore che nei suoi romanzi interpreta ciascuno dei suoi personaggi.

 

E' il successo, la fama, la leggenda che non ha fino ad oggi accennato a diminuire (a più di cinquant'anni dalla prima stampa il libro vende tuttora 250.000 copie all'anno solo negli Usa). 

Con "Il giovane Holden" Salinger sconvolge il corso della letteratura contemporanea, liberando la mano a discepoli geniali come Pynchon e De Lillo, e influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento.

 

Anche nei Nove racconti (Nine stories, 1953) i ragazzi e il loro linguaggio sono l'occhio critico, la struttura narrativa, il veicolo ideologico in un mondo che ricorda in parte, per sottigliezza inquietudine tenerezza quello di F.S. Fitzgerald, uno degli autori prediletti di Salinger.

A interessi di tipo metafisico, in particolare per il buddhismo zen, molti attribuiscono alcuni squilibri di fondo e il manierismo che caratterizza le opere successive di Salinger, capitoli ideali di una saga familiare: Franny e Zooney (Franny and Zooney, 1961), Alzate l'architrave, carpentieri! (Raise high the roof beam, carpenters!, 1963), e Hapworth 16 (1964) apparso sul New Yorker nel 1965.

 

Dal 1953 comincia a ritirarsi dalla vita pubblica, si nasconde alla stampa, ai flash e alle telecamere e dal 1965 si chiuse in un volontario e rigoroso silenzio per difendere la propria privacy.

 

Seguendo il dna del Giovane Holden Caulfield trova rifugio sino a raggiungere una sorta di isolamento totale in uno dei posti più noiosi degli US, Cornish, nel New Hampshire.

 

Holden-Salinger la pensa ancora come il "vecchio" Shakespeare secondo cui "Ripeness is all" (la maturità è tutto), e la giovinezza dunque un tratto biologico della vita umana, non già una condizione permanente dello spirito.

 

Dice infatti il professor Antolini in finale di romanzo al giovane Holden:

«Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa».

 

Scriveva  Paul Nizan  qualche generazione prima in un libro (Aden Arabie) che sembra anticipare le atmosfere salingeriane:

«Avevo vent'anni: non consentirò a nessuno di dire che è l'età più bella della vita. Tutto minaccia di rovina un giovane: l'amore, le idee, la perdita della propria famiglia, l'ingresso fra gli adulti. È duro apprendere la propria parte nel mondo».

 

Si sposò tre volte. Il primo matrimonio di breve durata con una giovane conosciuta in Europa di nome Sylvia. Nel 1955 si risposò con una studentessa del Dartmouth College di 15 anni più giovane, Claire Douglas, da cui ebbe due figli, Margaret Ann nata nel 1955 e Matthew, nato nel 1960, e dalla quale fu lasciato nel 1966.

 

Nel 1972 ebbe una relazione di un anno con Joyce Maynard, di due anni più vecchia della figlia. Finita la relazione Joyce disse che Salinger scriveva regolarmente e aveva completato almeno altri due romanzi e mise in vendita all’asta le 25 lettere che Salinger le scrisse durante la relazione.

 

Alla fine degli anni ’80 Salinger incontrò Colleen O’Neill, una giovane infermiera del New Hampshire già direttrice della Fiera annuale della città di Cornish, con la quale, anche se notevolmente più giovane di lui, si sposò per la terza volta e che è rimasta al suo fianco fino agli ultimi giorni.

 

In molti si chiedono se, nel volontario e rigoroso silenzio di Cornish, protetto dai suoi concittadini dalle incursioni di aspiranti biografi e fotografi, quanti inediti manoscritti abbia lasciato Jerome David Salinger.

 

Ora non resta che aspettare che il suo archivio venga aperto e certo sarà un evento che marcherà l’universo letterario del XXI secolo.

 

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24 gennaio 2010 7 24 /01 /gennaio /2010 02:16

Ken Riley photoKenneth Riley's Biography


Kenneth Riley Born 1919 Kenneth Riley was born in Waverly, Missouri and raised in Kansas. He began his formal art education at the Kansas City Art Institute in 1938 when his high school art teacher recognized his talent and offered to pay for the first semester. There, he studied with Thomas Hart Benton.In 1941, Riley moved on to the Art Students League and Frank Vincent Dumond in New York City, with evening classes at the Grand Central School of Art with Harvey Dunn. Soon Riley was selling illustration to the pulp magazines for fifteen dollars each, but enlistment in World War II as a combat artist redirected his work.

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According to author Frederic Whitaker in his article in the June 1958 issue of American Artist magazine. "Riley was assigned to the project of making permanent art records for the archives.... During this period, he designed the special commemorative postage stamp issued in tribute to the Coast Guard's contribution to the war effort. Near the war's end, Riley was transferred to the Washington area to augment the Coast Guard's treasury of painted historical records. One work of this period was a mural for the New London Coast Guard Academy."


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After the war, he returned to illustration, working for the National Geographic, The Saturday Evening Post, and other national publications. One of his works was even accepted by President Kennedy for the White House collection. Riley moved west after doing paintings of Yellowstone National Park and the Tetons for the National Park Service, when he "became excited about painting this country and tying in the historical aspects of it. " The intensity of the light "probably triggered the whole excitement about coming to the West," he commented, "especially the breaking light when you could see patterns. When you get into a big space with immense patterns moving across the countryside, it's unbelievable. Trying to get some of these effects is a lifetime right there." He also taught at Brigham Young University in Utah, which influenced his relocation as well.Riley is a charter member of the National Academy of Western Art, and in 1982 was elected to the Cowboy Artists of America, an exclusive group of painters and sculptors dedicated to western art in the tradition of Charles Russell and Frederic Remington. He has also been written up in magazines such as Artists of the Rockies, Art of the West and Southwest Art. Organizations: Cowboy Artists of America National Academy of Western Art References used in this biography: AskArt© 2005 Altermann Galleries www.altermann.com This document was printed from WesternArt.com © 2005 Altermann Galleries
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